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Autorizzato allo svolgimento di indagini penali per la difesa, per la parte civile e per la parte offesa dal reato.

Servizi di sicurezza sussidiaria (Articolo 118 u.c. Costituzione) 

Voi ci affidate i vostri problemi e noi li risolviamo



LA NUOVA LEGITTIMA DIFESA 2019

Pensate di essere svegliati improvvisamente di notte da rumori insoliti, ci sono persone in casa vostra, magari dentro la vostra stessa camera da letto, vi puntano una luce in faccia, non capite cosa succede, avete paura, non avete strumenti per difendervi e anche se li aveste non avreste l'addestramento mentale per usarli correttamente.

E sapete che comunque, se avrete la meglio, dovrete vedervela con un giudice che difenderà il vostro aggressore riconoscendogli più diritti di quelli che riconosce a voi.

 

Il diritto alla difesa è da decenni al centro del dibattito politico nazionale.

Lo stato, che è autoreferenziato, non volontario e si fonda proprio, come tutti gli stati socialisti, sul monopolio della violenza anche legittima e, quindi, anche della difesa in armi dei cittadini, è sempre stato decisamente contrario a questo istituto.

A partire dalla prima metà degli anni '80 c'è stata una vera caccia alla streghe contro chiunque volesse difendersi.

Nel 1975 era stata approvata la famigerata legge 110 che di fatto ci impedisce di portare addosso o nella nostra auto qualunque oggetto che potrebbe essere usato come arma impropria (la legittima difesa, anche putativa, per il legislatore non sembra essere una valida ragione per portare con se oggetti pericolosi, come un coltellino o un cacciavite).

Anche in materia di porto d'armi per difesa fino ad allora rilasciati con criterio ma senza ostracismi particolari, si è registrato a partire dall'inizio dei medesimi anni '80 un giro di vite senza precedenti, attivato non da leggi specifiche approvate nel rispetto del principio di rappresentanza, ma sulla base di circolari illegittime, fondate su presupposti apodittici e privi di fondamento giuridico, che han ridotto progressivamente anche del 90% il numero di licenze rilasciate a privati sul territorio.

Solo a Modena, nel 1982 erano rilasciate circa 80.000 licenze di porto per difesa, oggi sono poche centinaia incluse quelle rilasciate (teoricamente) di diritto a guardie particolari e investigatori privati.

 

Ma negli ultimi anni qualche cosa è cambiato. L'opinione pubblica ha cambiato indirizzo e i politici hanno cavalcato questa nuova esigenza di potersi difendere, almeno nei luoghi privati.

 

Ben lontani dal riconoscere definitivamente il diritto di possedere e portare armi per fini leciti o quanto meno legittimi, il legislatore comunitario ha appena approvato una direttiva che ha ulteriormente compresso tali diritti, alcune forze politiche hanno introdotto novità legislative per superare, almeno nei luoghi privati, il principio di proporzionalità tra offesa e difesa, vero limite all'esercizio del diritto.

Il problema è che nessuna di queste modifiche normative potrà mai avere successo finché non si modificherà la Costituzione inserendo il diritto di proprietà privata nella prima parte della costituzione, dove è invece tutelata la vita.

In assenza di tale modifica normativa e di una seria riforma dell'ordine giudiziario che non consenta più al magistrato di essere irresponsabili dei suoi atti, non si potrà mai essere scriminati se si uccide un aggressore, anche dentro un privato domicilio, invocando semplicemente la difesa della proprietà ma solo dimostrando che è stata messa in pericolo una vita, o che almeno ci sia stata tale percezione in chi ha agito ferendo o uccidendo l'aggressore.

Poiché il diritto di propietà è un diritto di rango inferiore rispetto alla vita e subordinato ad altri interessi,  qualunque giudice  potrà invocare la Costituzione e disapplicare la legge ordinaria.

I politici lo sanno, non possono non saperlo, ma per loro conta il risultato elettorale e non il risultato pratico.

 

In ogni caso vi posto il collegamento ad Altalex, dove viene spiegato punto per punto cosa cambierà quando e se queste norme saranno approvate anche al Senato.

E speriamo tutti di non trovarci mai nella situazione di dovere decidere tra la nostra vita o la nostra libertà e la vita di un aggressore che ci aggredisce per derubarci.

 

https://www.altalex.com/documents/news/2018/10/12/legittima-difesa

 

 

 

 

 

 

 

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Cassazione, vietato accedere a profilo Facebook del proprio partner.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E' vietato usare le credenziali Facebook del proprio partner, anche se è stato proprio lui a darvele, per controllare le conversazioni che intrattiene con altre persone e - per gelosia - arrivare addirittura ad estromettere dall'account Facebook il 'legittimo' titolare del profilo. 

Lo sottolinea la Cassazione rilevando che un comportamento del genere configura il reato di accesso abusivo nella privacy indipendentemente dal fatto che le credenziali siano state ottenute lecitamente o meno.

 

Per questo la Suprema Corte - con il verdetto 2905 - ha condannato un marito che era entrato "nel profilo Facebook della moglie grazie al nome utente ed alla password utilizzata da quest'ultima, a lui noti da prima che la loro relazione si incrinasse, aveva così potuto fotografare una chat intrattenuta con un altro uomo e poi cambiare la password, così da impedire alla moglie di accedere al social network".

 

Contro la condanna - l'entità non è nota - emessa dalla Corte di Appello di Palermo nel settembre 2017, il marito imputato, nel frattempo diventato ex coniuge, ha protestato in Cassazione sostenendo che "chiunque poteva accedere" al profilo della moglie "presidiato da codici di accesso piuttosto comuni" e comunque le credenziali gli erano state comunicate dalla stessa donna "prima del lacerarsi della loro relazione". Ma per la Cassazione "la circostanza che lui fosse a conoscenza delle chiavi di accesso della moglie al sistema informatico, quand'anche fosse stata lei a renderle note e a fornire così in passato una implicita autorizzazione all'accesso, non escluderebbe comunque il carattere abusivo degli accessi".

 

"Mediante questi ultimi - proseguono gli 'ermellini' - infatti si è ottenuto un risultato certamente in contrasto con la volontà della persona offesa ed esorbitante rispetto a qualsiasi possibile ambito autorizzatorio del titolare dello 'ius excludendi alios', vale a dire la conoscenza di conversazioni riservate e finanche l'estromissione dall'account Facebook della titolare del profilo e l'impossibilità di accedervi".

I supremi giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa dell'imputato e lo hanno anche condannato a pagare duemila euro alla Cassa delle ammende e quasi tremila euro per la difesa della ex moglie costituitasi parte civile.

 

(fonte ANSA)

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